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Surrealismo e magia. La modernità incantata

Leonora Carrington, La cucina aromatica di nonna Moorhead, Dettaglio, 1975, Surrealismo e magia. La modernità incantata, Peggy Guggenheim Collection, Venice (Solomon R. Guggenheim Foundation, New York) I Foto: ARTE.it 2022


Sogno e magia: un binomio vincente fin dagli albori dell’umanità, che nemmeno la scienza psicanalitica è riuscita a districare del tutto. Lo sapevano bene i surrealisti che, a qualche anno dall’avventura di Freud nel regno dell’inconscio, si inoltravano a loro volta nei territori oscuri dell’irrazionale, questa volta con gli strumenti dell’arte. Per poeti, pittori e scultori del primo Novecento il confine tra mondo onirico ed esoterico è piuttosto labile: come alchimisti, rabdomanti o sciamani si aggirano nelle lande più recondite della propria psiche, portando alla luce con metodi mai visti prima immagini archetipiche ed emozioni sopite, associazioni visionarie, tabù sociali e personali. Nasce di qui Surrealismo e magia. La modernità incantata, la grande mostra a cura di Gražina Subelytė, che riunisce presso la Collezione Peggy Guggenheim di Venezia capolavori surrealisti provenienti da 40 musei e raccolte private internazionali come il Centre Pompidou di Parigi, il Museo Reina Sofia di Madrid, il Metropolitan Museum e il Solomon R. Guggenheim Museum di New York, l’Art Institute di Chicago, il Museo di Rivoli a Torino, l’Israel Museum di Gerusalemme. Realizzata in collaborazione con il Museum Barberini di Potsdam, dopo il debutto in Laguna l’esposizione si trasferirà alle porte di Berlino, nel museo sorto nel 2017 sulle macerie dell’edificio settecentesco che Federico il Grande di Prussia fece costruire prendendo a modello il romano Palazzo Barberini.



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